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BOLLE DI SAPONE E BUCHI IN PANCIA
Ho conosciuto un ragazzo in una piccolissima biblioteca in centro. Vive nel sobborgo di una città in mezzo alle campagne poco fuori Londra. Sembra uno di quei tipi che leggono parecchio e si interessano dei moti dell'anima. Sembra anche uno che ha cominciato a cantare quand'era bambino e a scrivere pochi anni dopo. Scrive canzoni, suona e canta, infatti. Avrà una trentina d'anni su per giù, lavora in questa piccola biblioteca piena di libri consumati. C'è uno strano odore di chiuso, di nonna sgualcita. Lui se ne sta lì praticamente tutto il giorno. Vende altre storie. Esce la mattina presto e rientra a casa per cena. Guarda poco la televisione, la stupidità lo annoia. Ogni tanto si concede a qualche film. Non so se abbia una ragazza. Sembra un tipo in attesa. Ama la musica però: il suo strumento è il pianoforte e in casa ne ha uno vecchio e scortecciato che suona un po' scordato e fa quell'effetto chorus da vecchio carillon ammaccato. Sa suonare la chitarra e il saxofono. Veste con pantaloni stretti e maglioni ampi. Ha degli strani anfibi ben allacciati che gonfiano in cima al piede, effetto maragià. Il sabato e la domenica suona per strada. Non chiede l'elemosina e gli spiccioli che riesce a racimolare sono briciole d'aria per l'anima. Ogni tanto suona in qualche piccolo locale in cui è possibile fare le proprie canzoni. Sono posti poco alla moda frequentati da persone che non amano la calca: persone solitamente disposte ad ascoltare. Quando canta diventa misterioso; un mistero che vorresti provare a conoscere meglio e lo fai ascoltando ciò che dice. Sarà per quello che canta, sarà per come lo fa, ma riesce ad essere molto convincente. Io non capisco troppo bene l'inglese per questo certe immagini mi sfuggono; ma arriva un mondo al tè verde e buchi in pancia che credo proprio essere il suo. Ha eleganza mentre canta a occhi chiusi e suona il piano con la gamba accavallata e con quel modo curioso di pronunciare le T: probabilmente non le sopporta e allora le smussa fino a farle diventare delle S stirate. Strano perché quando parla non lo emette quel suono: lo so perché una volta mi ci sono fermato a parlare in biblioteca. Cercavo un libro su Celine e lui me ne ha consigliato uno che poi non ho mai letto. L'altra sera sono passato dal Rotten Pub, un posto molto trascurato, gestito da un emerito imbecille che sottopaga gli artisti credendosi un furbo. Non si è ancora reso conto che a forza di dare scarso valore alle persone ha finito per inaridirsi e marcire dentro. Insomma, in questo pub ci ho trovato il ragazzo magro che suonava il piano: un altro seduto di fianco lo accompagnava alla chitarra. Era bravo il chitarrista, con un suono deciso, presente, potente, una certezza sotto e accanto. 'Sotto' perché sosteneva il ritmo come un batterista, 'accanto' perché tirava fuori degli arrangiamenti molto melodici che entravano addosso. Mi ha colpito l'effetto percussioni: mi sono anche alzato per cercare con gli occhi sul palco la loop station o qualche altra cosa che indicasse la presenza d'una base, ma fortunatamente e con grande mia sorpresa la base non c'era. Era lui, il chitarrista barbuto, che picchiettava sulle corde col plettro, stoppandole col palmo della stessa mano, ottenendo un colpo ovattato come un bongo lontano. Credo abbiano suonato il loro disco. Le canzoni erano tutte in linea con quell'alone di mistero. M'è piaciuto l'incastro piano, voce e chitarra, ora chitarra e saxofono. Io preferisco il sax curvo, il baritono, che fa quel suono profondo e roco, invece lui suonava il sax dritto che mette un po' più freddo al cuore. Poco più freddo però: questione di due tre gradi. All'ultima canzone il ragazzo magro s'è alzato per finire il brano col saxofono. Era un gigante secco aggrappato a un ramo argentato più secco di lui. Ci soffiava dentro e dal ramo in ottone si sgranellavano in aria note colorate come bolle di sapone soffiate da un bimbo. Quando s'è alzato in piedi ho come avuto l'impressione che lo avesse fatto per osservare dall'alto ciò che aveva creato; guardava le bolle! Come quando cerchi di raggiungere il punto più alto per stupirti e dominare la città sotto. Non so perché ma è stato carino vedere questa cosa. Avrei voluto alzarmi per vedere ciò che guardava lui, ma non l'ho fatto. Infondo era una cosa tutta sua, troppo intima. Il mistero è affascinante fin tanto che resta tale.
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